facilitatore lego serious play

Facilitatore Lego® Serious Play®

In questo articolo ti spiego cosa significa essere facilitatore Lego® Serious Play®, come lo si diventa, a cosa serve la metodologia Lego® Serious Play® e, infine, come funziona.

Costruire pensieri con le mani: il mio incontro con LEGO® SERIOUS PLAY®

Ci sono esperienze che non aggiungono semplicemente competenze, ma ti consegnano una metodologia di lavoro innovativa ed efficace, che può essere utilizzata con le persone, i gruppi, le organizzazioni e i processi di crescita. LEGO® SERIOUS PLAY® è una di queste.
Un metodo che parte da un gesto antico — costruire con le mani — per dare forma espressiva ai nostri pensieri inconsci, al “non detto” e a tutta la nostra capacità creativa.

Sono facilitatore LEGO® SERIOUS PLAY® per questo voglio raccontarti questa metodologia e cosa fa il facilitatore.

Cos’è la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®

LEGO® SERIOUS PLAY® è una metodologia di facilitazione sviluppata da LEGO® per favorire la riflessione, il dialogo e la risoluzione creativa dei problemi. Attraverso l’uso dei mattoncini, le persone costruiscono modelli che rappresentano idee, valori, visioni o strategie. Ogni costruzione diventa una metafora concreta del pensiero, capace di trasformare concetti astratti in forme tangibili e condivisibili.
È un linguaggio universale, che bypassa il giudizio e apre alla possibilità.

Si tratta, insomma, di un acceleratore dei processi di pensiero, espressione, condivisione e decisione.

A cosa serve LEGO® SERIOUS PLAY®

La metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® serve a far emergere conoscenza tacita, intuizioni e prospettive che spesso restano nascoste dietro le parole. In un team, permette di costruire comprensione reciproca e di dare voce anche a chi solitamente resta in silenzio.
Nel coaching, può aiutare a esplorare identità, visioni e blocchi interiori in modo visuale, creativo e profondo.

Chi è il facilitatore LEGO® SERIOUS PLAY®

Il facilitatore LEGO® SERIOUS PLAY® ha acquisito la metodologia sviluppata negli anni ’90 da LEGO Group, in collaborazione con due professori della IMD Business School di Losanna: Johan Roos e Bart Victor.

L’idea nacque da una domanda semplice ma rivoluzionaria: come può un’organizzazione “pensare con le mani”?
LEGO stava cercando nuovi modi per stimolare l’innovazione interna e migliorare la capacità dei team di affrontare la complessità. Roos e Victor combinarono principi di teoria dei sistemi, costruttivismo (Piaget) e costruzionismo (Papert) per creare un metodo in cui la conoscenza emergesse attraverso l’azione e la metafora.

Nel 2010, LEGO rese la metodologia open source, permettendo a formatori e facilitatori di tutto il mondo di utilizzarla e adattarla liberamente, pur mantenendo standard e principi guida ufficiali.

Cosa fa il facilitatore LEGO® SERIOUS PLAY®

Il Facilitatore mette in atto la metodologia accompagnando con discrezione, ma con presenza attenta tutto il gruppo di lavoro nella sperimentazione della metodologia.

Ecco tutte le fasi:

Progettazione: il facilitatore raccoglie il fabbisogno del committente. Per esempio, l’organizzazione potrebbe voler intervenire sullo sviluppo della leadership, sulla gestione dei conflitti, sul senso di appartenenza e potrebbe individuare determinati obiettivi, come per esempio: migliorare la comunicazione, individuare le leve per potenziare il senso di appartenenza, etc.

Dopo aver individuato e definito il tema e gli obiettivi che si desiderano raggiungere, il facilitatore inizia il workshop con le seguenti fasi:

Riscaldamento: si tratta di 3 esercizi pre-impostati che servono ai partecipanti per entrare in contatto con i Lego, iniziare a sperimentare l’utilizzo e ottenere già i primi feedback. In questa fase, i partecipanti si rendono subito conto del potenziale espressivo, dell’intelligenza delle mani e come attraverso i Lego sia molto più facile esprimersi accedendo a contenuti più profondi e completi.

A questo punto, si può passare alla fase successiva del workshop. Identità: con questa fase si entra pienamente nello scenario lavorativo e si comincia ad esplorare il tema che è stato scelto (per esempio, lo sviluppo della collaborazione nel team). Al gruppo di lavoro, infatti, verrà chiesto di costruire un paio di modellini con i Lego che rappresentano il tema. Questo primo esercizio fa emergere già molti aspetti interessanti, perché il partecipante riesce ad esprimere molti più concetti, una visione più profonda e una metafora del suo punto di vista che risulterà più ampia, profonda e ricca di significato. Portando un grande valore aggiunto al gruppo e all’organizzazione.

Successivamente, si inizia con la fase del Posizionamento: l’obiettivo di questa fase è dare vita a una rappresentazione condivisa del tema in gioco. Il posizionamento aggiungerà elementi di riflessioni, farà emergere una visione di insieme e condivisa, metterà in risalto la percezione del singolo e del team. A questo punto, abbiamo già diversi risultati interessanti: tutti i partecipanti hanno dato il loro contributo, sono emersi punti di vista più profondi e completi, il team ha dato una versione sistemica del tema.

La fase successiva consiste negli Agenti: al gruppo di lavoro, il facilitatore chiedi di rappresentare con i Lego almeno due agenti che impattano sul tema. Per esempio, se il tema è la collaborazione nel team, gli agenti possono essere: l’elemento più positivo che agisce sulla collaborazione del team e l’elemento più negativo. Avremo quindi ulteriori informazioni, stimoli e punti di vista sul tema oggetto del workshop. Inoltre, i partecipanti avranno fatto emergere, in modo autentico, spontaneo e naturale, elementi che possono essere oggetto di analisi e intervento. Ovviamente, anche gli agenti verranno fatti interagire nel posizionamento portando ulteriori visioni, contributi e possibilità di cambiamento.

Ora, il gruppo di lavoro è pronto per la fase successiva: le connessioni. Le connessioni consentono ai partecipanti di far emerge un altro aspetto fondamentale: i legami che esistono tra le parti in gioco. Le connessioni saranno inserite nel Posizionamento, scegliendo tra agenti e identità. Insomma, questa fase mette in luce le relazioni, le interconnessioni tra gli elementi del sistema, offrendo una visione ancora più ampia e completa del tema trattato e mettendo in risalto alcuni nodi, piuttosto che altri.

L’ultima fase della giornata di lavoro consiste nei principi guida e nell’action point. La parte che preferisco e che rende questa metodologia non solo creativa e stimolante, ma anche pratica, concreta e con risvolti nella realtà offrendo piani di lavoro. Infatti, in questa fase, il gruppo di lavoro prima sceglie i punti più importanti su cui focalizzare l’attenzione e, successivamente, individua azioni concrete e immediatamente applicabili per attuare quanto emerso.

A questa giornata di lavoro, si potrebbe aggiungere un’altra giorno di lavoro con ulteriore fase: scenari. In questa fase, il gruppo di lavoro non costruirà più modellini con i Lego, perché ha lo scopo di generare idee, proposte e scenari.

Cosa mi ha colpito

Mi ha colpito la potenza del gesto semplice: prendere un mattoncino, sceglierlo, collocarlo, osservarlo. Ogni movimento diventa intenzione.
Ogni costruzione diventa racconto. E nel momento in cui la persona descrive ciò che ha costruito, emergono significati che spesso non sarebbero affiorati con le sole parole. In questo modo, quindi, si ha la possibilità di accedere a consapevolezze più profonde, contenuti più complessi, intuizioni e insight significativi per il singolo e il gruppo di lavoro.

Avevo già avuto modo di utilizzare i Lego in diverse occasioni di team building, ma la metodologia del LEGO® SERIOUS PLAY® offre una struttura più solida e completa.

Inoltre, la metodologia si conclude con una parte molto pratica e concreta. Quindi, non si ha la sensazione di aver seminato e di essersi confrontati. Piuttosto, si ha la possibilità di concretizzare ciò che emerge e il piano d’azione è immediatamente condiviso, perché è frutto dei singoli e del lavoro di squadra. In questo modo, il workshop con i LEGO® SERIOUS PLAY® produce subito un risultato tangibile e che può immediatamente impattare sull’organizzazione e sui singoli. Insomma, potremmo definire la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® un metodo che trasforma il pensiero in azione.

Infine, la metodologia ha alcuni punti di contatto con la Thoery-U del Mit di Boston, in particolare nell’utilizzare una forma di intelligenza differente, quella delle mani, che nella Teoria-U viene utilizzata nel prototipizzare la migliore possibilità futura.

Come userò LEGO® SERIOUS PLAY® nel coaching

Nel coaching, LEGO® SERIOUS PLAY® diventa un ponte tra consapevolezza e azione. Permette di esplorare scenari interiori, rappresentare visioni future, osservare le dinamiche tra parti di sé o tra membri di un gruppo. Costruendo, si accede a un livello più profondo di ascolto: quello corporeo, intuitivo, simbolico. Sarà uno strumento per accompagnare persone e team a “vedere” ciò che prima era invisibile e co-creare la migliore possibilità futura.

LEGO® SERIOUS PLAY® nelle aziende

Nelle organizzazioni, la metodologia è un alleato potente nei processi di team building, innovazione, visione strategica e gestione del cambiamento. Aiuta i gruppi a costruire insieme la propria identità, a comprendere come interagiscono i diversi ruoli, a immaginare futuri possibili e a concretizzare strategie condivise. La forza di LEGO® SERIOUS PLAY® è che rende tutti protagonisti del pensiero collettivo.

Se desideri utilizzare la metodologia e usare i Lego® nel coaching, compila il Form che trovi a fondo pagina.